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Arola

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Blason Arola   L'origine e la storia di Arola sono strettamente legate con quelle del Lago Maggiore e del Lago d'Orta a causa della prossimità che ha questo paese con i due grandi laghi alpini.

Durante più di un millennio, Arola è rimasto una borgata di passaggio, abitata temporaneamente, ed è soltanto sul finire del XI secolo che Arola, allora chiamato Arula, diventerà un villaggio con un insediamento permanente.
 
 
Arola - Le sue origini

Se dall'antichità, il letto dei fiumi e quello delle torrenti furono vie d'esplorazione, di spostamento o di penetrazione, al contrario i laghi sono stati luoghi di popolamento.

Il Lago d'Orta (chiamato Cusium dai Romani e più tardi Cusio) e la sua regione non hanno sfuggiti a questa regola.

Il territorio del Lago d'Orta, come attestano le scoperte di oggetti funerari nelle necropoli, fu abitato fin dalla preistoria.

Per l'età del Ferro (1000 a.C.), la regione fosse il territorio di due importanti tribù di lingua celtica, i Leponti, a nord, gli Insubri a sud.

Orta fu dunque uno dei primi luoghi abitati di questo lago e ciò prima della Conquista Romana, che gli diede il suo nome (Orta viene dal latino “Hortus" che designa il luogo coltivato attiguo alla casa).

Dopo avere controllato queste regioni, i Romani conquistarono la Gallia, ma le relazioni tra Roma e i nuovi territori determinarano problemi soprattutto per la sicurezza delle comunicazioni.

Infatti, da Genova fino ai confini della Germania, tutte le popolazioni che risiedevano in queste regioni erano bellicose. Sempre battute, mai sottoposte, presentavano un reale pericolo per gli occupanti romani.
Septime Sévère Ecco perché,  l'Imperatore Settimio Severo  (146-211 d.C.) fece costruire, nel mezzo del II secolo, la via che porta il suo nome, la Via Septimia, che partando da Genova passava per Pavia, Novara, Orta e raggiungeva Domodossola e i passaggi del Sempione e del San Giacomo.

Nel Medioevo, la via fu chiamata Francisca o Francigena perché conduceva al paese dei Franchi.

La Via Septimia con i suoi punti fortificati e la sicurezza che portò, svilupperà considerevolmente il transito, il commercio, ma anche il popolamento della riva orientale del Cusio.
Non avendo beneficiato di una situazione così favorevole, la riva occidentale, rimasta più selvaggia, non si è popolata né sviluppata nello stesso modo.

Inizialmente, i villaggi costieri di Pella e Ronco erano, in qualche modo, dei paesi satelliti, formati in maggior parte dagli abitanti che vengono da Orta o dalle agglomerazioni della riva orientale.

La loro espansione e la loro dispersione non avrebbero avuto luogo tanto presto se due eventi molti importanti non si fossero prodotti.

Il primo sconvolgimento sarà la Caduta dell'Impero Romano nel 476 che vede l'arrivo delle invasioni barbariche, prima gli Ostrogoti nel 488 sotto il regno di Teodorico il Grande, poi i Lomgobardi nel 571 ed infine i Franchi nel 590.

L'isola San Giulio, sopprattuto nel Medioevo, fu strategicamente molto importanta. Durante le invasioni barbariche, infatti, reppresentò un luogo sicuro al riparo dagli invasori del nord, i quali non possedendo flotte, non potevano muovere rapidamente all'assalto.

Citato dal poeta e vescovo di Pavia Ennodius (lib. II Carm.), Onorato (489-500), settimo vescovo di Novara, sia stato il primo ad estendere la propria autorità sull'isola dando inizio alla costruzione di opere di difesa continuate dai suoi successori.

L'isola prese, poco a poco, l'aspetto di una fortezza imprendibile con solidi bastioni, ed un castello munito di torri, il "Castrum". Tutto crollerà nel 1844 per fare posto all'attuale seminario.

Malgrado ciò, è probabile che una parte delle popolazioni di Orta e della riva orientale abbia fuggita e si sia rifugiata sulla riva occidentale, più selvaggia e di accesso più difficile.
Via Septimia
Il secondo evento è il rapido sviluppo del Cristianesimo!!

Sul finire del IV secolo, il Cristianesimo giunse sulla "Riviera", secondo la leggenda, grazie ai due fratelli San Giulio e San Giuliano che, per sfuggire alle persecuzioni contro i Cristiani, abbandonarono l'isola greca di "Egina".

Con il beneplacito dell'imperatore romano Teodosio il grande (342-395), i due fratelli si diedero, per tutta la loro vita, ad abbattere i templi pagani facendo voti di innalzare ai loro posti 100 chiese cristiane. Cosi a Gozzano, eressero loro 99° chiesa dedicata a San Lorenzo e sull'isola, la basilica San Giulio, la centesima dove riposa il Santo.

Ma il Cristianesimo è dappertutto accompagnato dallo sviluppo della coltura della vite, portata dai Romani, perché senza vino (1) impossibile di celebrare la messa!!

Ora la riva occidentale è favorevole a questa cultura e dei vecchi documenti attestano la presenza di vigneti sopra Pella.

Questi fatti hanno causato verso il VIII-IX secolo la creazione di paesi come "Monte San Giulio", "Ronco Superiore", e soprattutto "Grassona" (derivato da grasso nel senso di grande, importante).

Più tardi, alcuni abitanti di questi paesini verranno, prima in piccolo numero e temporaneamente, installarsi su un luogo chiamato oggi Arola, poi verso l'anno 1000, sempre più numerosi, essi si stabiliranno definitivamente in una località che a quest'epoca doveva chiamarsi ARULA.

Quest'ipotesi è confermata dal cognome di alcuni arolesi che si ritrova a Grassona, Pella o Orta.

Il primo documento conosciuto riguardante Arola datato del 4 febbraio 1289!!

In un libro della biblioteca comunale di Novara intitolato “le Pergamene di San Giulio", si può leggere al capitolo XCVI:

  Nota dei debitori per un affitto pagabile in contanti ed in vino (2) al Santo Capitolo di San Giulio nell' Isola, per Pella, Centonara, Arto, ARULA, ecc (4 febbraio 1289).… e cominciando così

Indiction seconda. die veneris IIII februarii.

Heredes JACOBI de ARULA pro manso de Magistrago et pro manso de Baso, solidos XIII e denarios IIII e debent solvere pro libra minam unam vini...

DONADEUS de ARULA pro manso de Magistrago solidos XXXVI e denarios octo e debet solvere pro libra minam I vini...

(… Gli eredi JACOBI di Arola, per una pigione di un manso (3) appartenendo ai Magistrago e di un altro che appartiene ai Baso, sono debitori di 13 soldi e 4 denari più una quantità di vino che vale una lira.
… DONADEUS di Arola, per una pigione di un manso appartenendo al Magistrago è debitoro di 36 soldi e 8 denari più una quantità di vino che vale una lira.)

Questo documento sigilla l'inizio della storia di Arola!
(1) In quell'epoca, si faceva e si consumava solamente vino bianco.
(2) Dunque, esisteva dei vigneti ad Arola nel XIII secolo. Ciò si ritrova sullo stemma di Arola illustrato con due grappoli d'uva.
(3) La "Manso" era la terra signorile che proviene dalle vecchie ville romane. Anche era la superficie che poteva arare una paio di buoi in una giornata. La terra era affittata a vita, dal signore, ad una famiglia che se la trasmetteva di padre in figlio per eredità.

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