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Arola

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Se oggi la morte Ŕ percepita come il punto finale della vita, nel settecento o ottocento, Ŕ un momento di passaggio; gli uomini a quest'epoca consideravano che la morte apriva ad una vita migliore ed eterna.

Infatti, il cristianesimo Ŕ una religione di salvezza, insegna che l'uomo Ŕ composto d'un corpo deperibile e di un'anima immortale destinata, sia alla felicitÓ, essere con Dio nel paradiso, sia alla disgrazia, la dannazione in inferno con Lucifero.

Al momento del giudizio finale, dopo la morte, Ŕ Dio che deciderÓ di mettere l'anima del defunto nel paradiso o in inferno, come a quest'epoca, la grande maggioranza degli abitanti, e in particolare gli Arolesi sono molto credenti, vivono nella paura di questo giudizio all'ora della loro morte, e nella minaccia dell'inferno.
 
L'analisi dei registri parrocchiali di Arola come il "Libro dei morti" (Libellus Continens Mortuos), dell'inizio del XVIIo secolo (1615 -1645) o i testamenti della prima metÓ del XVIIIo secolo permettono di capire come ciascuno viveva questo momento decisivo, come ciascuno preparava la sua morte e tentava di assicurare la salvezza della sua anima nel paradiso.  
Gli atti di morte di Arola 1615-1645

Dopo il "Concilio di Trento" (1545 -1563) Carlo Borromeo, allora Arcivescovo di Milano, impone al clero della "Riviera San Giulio" di redigere i registri parrocchiali che cominciano ad Arola alla fine del seicento; il primo decesso registrato da Giovanni Baptista Morando, parroco di Arola (1593 -1641), sarÓ quello di Chaterina sposa di Quirici Curgheti avvenuto il 13 ottobre 1615.
 
Gli atti di decesso a quest'epoca, come quello di Baptista Tomasini, nato nel 1554, sono sempre redatti in latino e costruiti secondo lo stesso modello, prima menzionano:

  • la data del decesso "Anno dni 1616 die 22 january", poi il nome del defunto seguito del nome e del cognome di suo padre con la menzione "g" (Gondan), se questo Ŕ deceduto "Baptr filius g petri tomasini.

Se si tratta d'una donna sposata, solo il nome seguito di sposa "uxor" Ŕ indicato, delle ricerche negli altri registri sono necessari per scoprire il suo cognome.

  • dopo vengono, il luogo d'abitazione del defunto, "Loci Arolae", sua etÓ "an 62" e il luogo del decesso, nella sua casa "in domo suo", sulla strada..., sempre preceduto della formula "ha reso la sua amina a Dio" "animan deo reddidit".

Poi, il prete redige la parte religiosa del documento:

  • menziona che il defunto Ŕ stato accolto in comunione nella Santa Madre Chiesa "in Coie sanctae Matris Eccla", che il suo corpo Ŕ stato seppellito nella parrocchia San Bartolomeo, la data "cuius corpus die 23 ciusdem sepultus fuit in hac nra parochiali ecclesia Si Bartolamey Loci Arolae," anche precisa se il morente Ŕ stato ricevuto in confessione "confessus" ed unto con le Sante olii "sacri oley unctione", se ha ricevuto il Santo Viatico "SSmo viatico".

Ma durante questa prima metÓ del XVIIo secolo, il curato del luogo indica sull'atto di morte le ereditÓ fatte dal defunto ed i loro beneficiari. Come i testamenti sono riservati solo alle ricche famiglie perchÚ costosi ed soggetti alle tasse, Ŕ il curato che assiste il morante, raccolga e registra le sue ultime volontÓ nel atto di decesso .
Si tratta di ereditÓ mobiliari o immobiliari alla chiesa, di distribuzioni di pane "legami octo pani misture distribuendus paupibus Arolae p 2 annos", di riso, di sale a favore dei poveri, di ereditÓ per delle messe a favore del defunto "legami missas no 5".

Infine, quando le messe lasciate in ereditÓ sono dette, le caritÓ distribuite, i beni materiali acquisiti dai loro beneficiari, il prete cancella, sull'atto di morte, la menzione che si riportava affinchÚ non c'Ŕ errore, nÚ ripetizione, nÚ omission. (Documento originale)

 

Decesso di Baptista Tomasini il 22 gennaio 1616
 
 
... " Anno di Dio 1616, il 22 Gennaio, Baptista figlio di fu Petri TOMASINI, del luogo di Arola, 62 anni, ha reso la sua amina a Dio nella sua casa, il suo corpo, accolto in comunione nella Santa Madre Chiesa il 23, Ŕ stato seppellito lo stesso giorno nella parrocchia San Bartolomeo di Arola da me Joannis Baptista Morandino, confessore approvato e parroco della suddetta chiesa.
Il morente Ŕ stato ricevuto in confessione, ha ricevuto il Santo Viatico, Ŕ stato unto con le Sante olii da me curato sudetto.
Cinque messe devono essere dette immediatamente. Il defunto ha fatto un'ereditÓ per una messa anniversaria, in perpetuo che sarÓ celebrata all'oratorio della Santa Annunzziata. Il defunto lascia il prezzo per 5 messe alla SocietÓ dello Santo Corpo del Cristo e da 8 "stari" di pane a distribuire ai poveri di Arola durante 2 anni. " ...

 
I testamenti nel XVIIIo secolo

Nel settecento, l'atto di decesso perde la sua struttura abituale, particolarmente le ereditÓ fatte dal testatore spariscono; il testamento si generalizza, sia scritto dal curato della parrocchia ( testamento di Angela Ceruetti ) sia pi¨ frequentemente da un notaio ( testamento di Don Giulio Ceruetti, parroco ad Arola nel 1709) , che servirÓ qui di documento di riferimento.

Il testamento sia un atto civile che religioso, ma anche di previdenza e di prudenza perchÚ, per gli uomini di questa epoca, Ŕ l'ultima possibilitÓ di guadagnare il loro posto nel paradiso, in quale affermano la loro fede ed il loro amore in Dio, spiegano l'organizzazione dei loro funerali ed il luogo della sepoltura, chiedono preghiere, fanno elemosine ai poveri e donazioni alla chiesa.

La data ...

D'all'inizio, il testamento mostra il suo attaccamento alla Chiesa, Ŕ sempre datato in riferimento "all'anno del Signore" ed "all'indizione"(1).



 
Poi, il testatore si presenta specificando il suo cognome, la sua professione, il suo domicilio e dichiara essere sano di mente, condizione indispensabile per la convalida del testamento.





 
 

Le formule religiose ...

Questa parte del testo si apre con una formula rituale: "Nel nome del Padre, del Figlio e Spirito Santo. Questa formula ricorda la TrinitÓ di Dio a cui il testatore associa la "Gloriosa Vergine Maria", Madre del Cristo, i Santi e Sante del paradiso "tutta la Corte del Cielo" così manifesta la sua appartenenza alla comunitÓ religiosa cristiana, che spiega la presenza di questa formula all'inizio del testo.



 
In seguito, ogni testamento si compone d'invocazioni religiose che si presentano nella la forma, "Raccomanda l'anima mia a Dio Padre, all'Altissimo....
La gente pensa che per meritare l'accesso al paradiso, debba rivolgersi prioritariamente a Dio, il giudice supremo all'ora della morte. Questo Dio che si teme, Ŕ anche percepito come buono e misericordioso, capace di perdono e di clemenza; Ŕ il motivo per cui gli uomini gli raccomandano la loro anima perchÚ Ŕ il giudice divino e che dal suo giudizio dipende il futuro della loro anima..



 
Nella lunga serie delle invocazioni, la Vergine Marie viene sempre in secondo posizione, rappresenta uno dei migliori modi di raggiungere il Cristo, suo figlio, e dunque Dio.

Dopo la Beata Vergine Maria vengono i Santi e Sante. Il culto dei santi Ŕ una delle caratteristiche del Cristianesimo. Nel 1563, dopo il Concilio di Trento, tramite Carlo Borromeo Ŕ pubblicato il decreto "De invocatione, veneratione, et reliquiis sanctorum, et sacris imaginibus" (2), in cui la chiesa afferma che il Cristo Ŕ il solo redentore e salvatore, ma anche che l'invocazione dei santi Ŕ buona ed utile perchÚ possono chiedere a Dio dei benefici per i fedele.

A volte il testatore invoca un santo che Ŕ venerato come Santo-Patrono, come protettore d'una chiesa..... Qui Giulio Ceruetti riccore a San Giuseppe.
 

Sepoltura e funerali ...

Il secondo motivo di preoccupazione per i testatori, dopo il divenire della loro anima, Ŕ il luogo della loro sepoltura e l'organizzazione dei loro funerali, ecco ciò che dichiara Giulio Ceruetti:





 

Nel XVIIo secolo, la chiesa essendo sempre pi¨ riservata alle Úlite a causa dei problemi d'insalubritÓ causati dall'apertura delle fosse, il cimitero diventa il luogo di sepoltura abituale, Ŕ dunque inutile precisare nel suo testamento che si vuole essere sepolto al cimitero.
Però quelli che vuole "evitare il cimitero" (nobili, religiosi.. con l'autorizzazione delle autoritÓ religiose) scelgono la loro sepoltura nella chiesa, si tratta d'una volontÓ di distinguersi dalle categorie pi¨ popolari, ma anche affermare il suo rango sociale.
Per alcuni, una sepoltura nella chiesa Ŕ anche un mezzo per beneficiare pi¨ efficacemente dell'intercessione dei santi, delle preghiere della famiglia e dei fedeli della parrocchia.

Dopo la scelta del luogo di sepoltura, i testatori si preoccupano di organizzare i loro funerali, qui Giulio Ceruetti sarÓ inumato l'indomani della sua morte, la preoccupazione di conservare il corpo durante ventiquattro ore (a volte quarantotto) prima dell'inumazione Ŕ legata alla paura di essere seppellito vivente.





 

Si nota qui, in quale misura, sia meticoliso l'ordine dei sui funerali e la presenza pi¨ o meno numerosa dei membri della processione, il clero, le Confraternite, ma anche i poveri, personaggi essenziali del funerale ai quali si fa l'elemosina, l'ultima azione caritatevole per il defunto, ma anche i dettagli che riguardano la cerimonia come i ceri la cui fiamma Ŕ il simbolo della risurrezione, il loro numero, il loro peso perchÚ la cera Ŕ costosa!!
 

Le domande di messe post-mortem ...

Fra i segni di religiositÓ e di preoccupazione di fronte all'aldilÓ che si trova nei testamenti, le domande di messe appaiono come "il segno il pi¨ netto della devozione", queste messe che il testatore chiede sono destinate a facilitare l'accesso della sua anima al paradiso, a diminuire le pene nel purgatorio e la loro durata, a fare pregare i fedeli per il suo riposo eterno.
Primo, ci sono i servizi ordinari che sopraggiungono a data fissa dopo la morte: il settimo giorno, il trentesimo (o quarantesimo) e dopo un'anno (la messa dell'anniversario). Questo scaglionamento delle messe nel tempo fa riferimento ad un calendario molto antico e sarebbe legato alle tappe della decomposizione del corpo dopo la morte.

 



 

Il testatore pu˛ anche lasciare in ereditÓ alla parrocchia, ad una chiesa sia una terra, sia un capitale in contanti, a carico per la parrocchia o la chiesa di fare celebrare in perpetuo gli uffici e messe chiesti; un giorno anniversario, per la festa della Beata Vergine, o di un Santo...

 



 



 

Le elemosine e donazioni pie ...

Le elemosine e le donazioni sono opere pie raccomandate dalla Chiesa per ottenere la remissione dei suoi peccati e la salvezza della sua amina.
Un'elemosina Ŕ un dono gratuito di denaro o di cibo ai poveri, mentre una donazione Ŕ un dono ad uno stabilimento o un'istituzione religiosa: un convento, una confraternita o la Fabbriceria della Chiesa. L'elemosina serve ad aiutare materialmente i poveri ma anche per approfittare delle loro preghiere, infatti sono ritenute pi¨ efficaci perchÚ provengono d'esseri molto umili, spesso sono doni di pane, riso o sale.
 



 



 

Nel suo testamento Giulio Ceruetti fa anche delle donazioni pie alla Chiesa, come questi campi localizzati " in Versura " et " Rincier" affinchÚ l'usufrutto sia distribuito dal Parroco della parrocchia agli infirmi della ComunitÓ di Arola e Pianezza.
 



 



 

Conclusione ...

Il settecento e il ottocento sono dei periodi durante i quali la pietÓ degli uomini Ŕ fortemente affermata e trasparisce negli atti di decesso ed i testamenti dove le formule pie e le domande di messe sono omnipresenti.
Così, gli Arolesi e tutte le popolazioni della regione a quest'epoca sono molto preoccupati per la salvezza delle loro anime, sono numerosi per mettere i mezzi per assicurare la loro salvezza ma si constata una gerarchizzazione sociale negli atteggiamenti ed i mezzi messi in opera, coloro che possiedono il pi¨ (nobili, religiosi, dignitari) sono quelli che hanno pi¨ esigenze sul futuro del loro corpo e i loro funerali.
Pi¨ si scende nella piramide sociale, meno ci sono domande ! Gli uomini non sarebbero uguali di fronte alla morte? La salvezza dell'anima dipenderebbe dei mezzi finanziari di ciascuno?
 

(1) Utilizzata dal Medioevo , l'indizione Ŕ un periodo di 15 anni che serve a datare gli atti ecclesiastici, per estensione i documenti giuridici.
(2) Decreto sull'invocazione, la venerazione e le reliquie dei santi, e sulle immagini sacre


 

 
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