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Chronache - Il meraviglioso legato Deagostini e la sua penosa storia

 
Dai pi¨ lontani tempi, gli uomini hanno cercato sempre, con offerte, di attirarsi le buone grazie dei loro dei.

Mentre la maggior parte delle religioni pagane suscitavano dei fedeli doni quando erano vivi, il Cristianesimo, con la nozione dell'anima e della vita eterna, ricevŔ non soltanto donazioni fatte dai fedeli ma anche delle ereditÓ che diventavano esecutivi dopo la morte dei donatari.

Certe ereditÓ erano "ad perpetum", cioŔ a vita, erano iscritti nel testamento della donante ed al carico del o degli eredi..

Generalmente, si dicevano messe per il riposo dell'anima del defunto, con un pezzo di terreno come garanzia.
Talvolta gli eredi erano annualmente debitori verso la chiesa d'una rendita o d'una certa quantitÓ di vino. In alcuni casi, il curato "pro tempore" diventava l'esecutore testamentario per un'ereditÓ destinata in principio agli abitanti poveri da questo luogo.

In questo caso, quest'ereditÓ erano composte generalmente d'una distribuzione di pane, di riso o di sale ai pi¨ bisognosi della parrocchia.

... Con il legato Deagostini, Ŕ diverso !!!

Nel codicillo del suo testamento il 28 febbraio 1675, rogato dal notaio Marco Antonio Rutta di Pavia, Agostino de Agostini lasciava alla sua morte in ereditÓ, annualmente ed a vita , una somma di trecento Lire imperiali a distribuire tra sei ragazze povere da sposare, nella misura di quattro per Arola e due per Pianezza.

Legato
Dotation La ComunitÓ di Arola ed il sacerdote della parrocchia erano congiuntamente responsabili di questo denaro ed autorizzati per designare le beneficiare, che dovevano essere sagge, vergine e non superare una certa etÓ (Vedere Statuto Organico) .
Come si pu˛ leggerlo nel documento del 24 giugno 1762, Anna Maria di Pianezza, figlia di Luiggi e Margharita Ghobbetti riceve una dote firmata dal "Deputato di Arola" il Sig Massimo Bernarelli, a carico per lei di sposarsi nei cinque anni a venire cioŔ prima del 24 giugno 1767 e di fornire la prova al Sig Curato della ComunitÓ di Arola.

Nel caso contrario, al termine di questo periodo, dovrÓ presentarsi al curato che, sia accetterÓ un prolungamento se ci˛ piace alla parrocchia, sia annullerÓ la dotazione che passerÓ ad un'altra ragazza.

... Ma prima che era il donatore?

Chiamato volgarmente "Il Zoppino", Agostino de Agostini, era piccolo e zoppicava. Originario di Pianezza (Vedere la genealogia della Famiglia Deagostini), abitava a Pavia dove esercitava la professione di calzolaio. Un storico che lo conosceva stimava la sua fortuna a 450.000 lire. GiÓ suo padre, Julius Agostini era consigliare di Arola nel 1633 al parlamento della Riviera di San Giulio.

Sua unica figlia, molto ben dotata, sposa un Nobile Cavaliere della famiglia Visconti di Fontanetto di Agogna. Una somma di 10.000 Lire Ŕ investita alla banca Santa Teresa di Milano e gli interessi servono a dire messe all'intenzione dei Visconti e dei loro eredi.

Per ereditÓ, i Visconti avranno la prerogativa di designare il cappellano di Pianezza. Il Cavaliere Gaetano Visconti di Milano sarÓ l'ultimo ad esercitare questo diritto che sarÓ abolito nel 1800 da un decreto del vescovo di Novara.

Dopo avere fatto un'ereditÓ a San Giacomo di Pavia, Agostino de Agostini sarebbe venuto ad abitare a Pianezza dove erige una cappella.

Comunque sia, non abbiamo pi¨ nessun notizie di quest'ereditÓ fino al 4 marzo 1702, quando una convenzione notarile sembra avere obbligato un certo "Giuseppe Deagostini" a pagare gli arretrati delle doti dal... al 1702. (Vedere la convenzione notarile del 4 marzo 1702 rogato Ballani).)

Poi di nuovo Ŕ il silenzio fino al 22 giugno 1758. A questa data, il difensore della causa di Arola, Bortolomeo de Agostini, dopo molte pratiche, riusci da fare prendere dall'arcivescovo di Pavia, due decreti che obbligano l'erede di Agostino de Agostini, il chiamato J.C. Causidico Dottore Sig. Agostino Reale di pagare 6800 lire in supplemento delle doti non pagate.

Questa somma Ŕ pagata nella misura di 150 Lire all'anno cioŔ durante 45 anni (le annualitÓ non regolate sono 22 dal 1735 al 1757).

Nel 1763, "Bortolomeo de Agostini" invia ai "Deputati di Arola" un resoconto della sua pratica.  

Il tempo passa ed occorre aspettare il 13 aprile 1780 affinchÚ una decisione di Torino obbliga i fratelli Giovanni Andrea e Simon Deagostini a versare al credito della ComunitÓ di Arola e del sacerdote Don Antonio Maria Ciceri la somma di 5273 Lire del Piemonte, in regolamento delle doti dovute dal 1754 al 1779.  

Di nuovo nel 1826, il Legato Deagostini fa parlare di lui con un progetto di convenzione tra la ComunitÓ di Arola ed il Sig Francesco Deagostini.  

Questa convenzione Ŕ firmata il 22 ottobre 1829 a Vigevano dove ricevuta Ŕ data al Sig Francesco Deagostini, rappresentante da suo figlio Giovanni e il Nobile Don Gerolano Bonacossa che, congiuntamente pagano alla ComunitÓ di Arola-Pianezza la somma di 5830 Lire 30 centesimi.  

Dopo un lungo periodo dove le doti sembrano essere pagate senza processo nÚ recriminazione, il Legato Deagostini torna alla ribalta.

Il 16 settembre 1887, in vert¨ della legge relativa alle opere pubbliche del 3 agosto 1862, il Legato Deagostini Ŕ dotato d'uno statuto organico ed iscritto sul grande libro del debito pubblico al n░ 177.597. Il sacerdote "pro tempore" di Arola diventa il solo amministratore.
(Vedere il Statuto Organico)

Dal 1887 al 1924, lo stato italiano pagherÓ le somme afferenti alla suddetta ereditÓ.

Nel 1924, il governo fascista eliminerÓ semplicemente quest'ereditÓ che avrÓ funzionato durante 250 anni e con 1500 doti avra pagato con difficoltÓ, ma pagato la somma di 75.000 Lire del Piemonte.

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